10 motivi per cominciare la dieta e soprattutto portarla a termine

Mettersi a dieta è prima di tutto un impegno verso NOI stessi. La prima persona con cui fare i conti non è il dietologo, il partner, il genitore, il medico di base, ma sè stessi.

Non importa quale sia la vostra motivazione e soprattutto se in questa lista c’è quella che fa per voi. La cosa fondamentale è individuare la chiave per mettere in moto la macchina dimagrante. È forse l’ostacolo più complesso, ma selezionando il proprio obiettivo (qualcosa di veramente sentito) è possibile raggiungere i risultati prefissati.

1. Per sentirsi belli. Non è solo una questione estetica, ma di autostima. Piacersi, essere consapevoli del proprio corpo dà maggiore sicurezza nella vita privata e in quella professionale.

2. Per raggiungere un obiettivo sportivo. Tra noi e un traguardo preciso (una camminata in montagna, una nuotata, una gita in bicicletta) ci sono dei chili di troppo?

3. Per ritrovare la forma fisica. Il corpo è appesantito e non solo quello. Fate fatica a fare tutto, da salire le scale a portare la spesa e vi siete resi conto che per i vostri coetanei non è così. Ritrovare la forma vuol dire ritrovare il benessere.

4. Per proteggere la salute. Chili di troppo sono sinonimo di affaticamento cardiaco, colesterolo alto, rischio diabete, obesità e di conseguenza una vita più corta.

5. Per avere un bambino. La cicogna non passa da casa vostra e sapete che il vostro stile di vita stà condizionando il desiderio di diventare genitore: una dieta equilibrata e qualche chilo in meno possono aiutare la fertilità.

6. Per non cambiare il guardaroba. Può sembrare sciocco, ma avere un armadio pieno di abiti stretti è un bel costo. In termini economici, è meglio perdere qualche chilo che ricomprare tutto.

7. Per dare l’esempio. Ad esempio ad un parente (partner, figlio o genitore) che è davvero in sovrappeso e non trova la voglia di fare qualcosa. Essere una guida può far bene a entrambi, così come fare la dieta insieme è sicuramente più facile e il rischio di cadere in tentazione è minore.

8. Per conquistare il partner. Ci siamo lasciati andare fisicamente e abbiamo la sensazione che lui o lei non sia più attratto. Di solito siamo noi che non ci sentiamo a nostro agio e riflettiamo il problema negli occhi degli altri. Una dieta può risolvere il problema e far tornare l’armonia.

9. Per imparare un nuovo stile di vita. Insalate pronte, aperitivi, pizze surgelate e fast food. Per quanti anni pensate di poter vivere così? Avete deciso di passare alla Dieta Mediterranea ed è un’ottima idea anche per perdere un po’ di peso.

10. Per sistemare gli esami del sangue. I valori sono alle stelle e il medico è stato chiaro: tutta colpa dell’alimentazione. È anche questo un ottimo motivo per iniziare una dieta. Inoltre, avere una soglia e quindi un obiettivo numerico da centrare dà la possibilità di essere maggiormente costanti.

 

                    Dimagrire una volta per tutte adottando un atteggiamento positivo

Il presente è condizionato dal nostro passato ma è altrettanto vero che il futuro condiziona il presente.

Per quanto importante non è solo il passato a determinare ciò che si è nel presente. Anche ciò che pensiamo del nostro futuro ha un ruolo fondamentale, che spesso è invece sottovalutato. Un esempio?

Si pensi all'effetto placebo: il solo fatto di seguire una cura efficace, che in breve tempo inizierà a sortire i suoi effetti positivi (che in realtà è inattiva dal punto di vista farmacologico) basta a migliorare lo stato di salute della persona. In questo caso le supposizioni del malato su ciò che succederà influenzano non solo la sua condizione psicologica, ma anche quella fisica, portando modifiche a livello del sistema immunitario e degli altri apparati dell'organismo.

Qualcosa di simile all'effetto placebo succede a chi crede agli oroscopi: alla fine della giornata o della settimana incredibilmente la persona che crede nel potere deli oroscopi realizza che tutto è andato proprio come dicevano le previsioni.

Le aspettative e le convinzioni che una persona ha nei confronti del proprio futuro possono avere ripercussioni dirette e concrete sul modo di vivere il presente. Infatti, spesso, si mettono in atto proprio quei comportamenti che servono a confermare le proprie ipotesi. Per tornare agli esempi del placebo e degli oroscopi, l'individuo arriverà a percepire i benefici promessi dalla cura, o farà quelle cose che gli permetteranno di essere in linea con le previsioni dell'astrologo.

Tutto ciò lo sanno bene le persone catastrofiche, che a forza di ripetersi e autoconvincersi che le cose vanno male, sperimentano una serie di contrattempi e di sfortune più o meno grandi. In pratica le supposizioni sul nostro futuro sono capaci di realizzare l'evento.

Dato che smettere di avere delle aspettative sul futuro è praticamente impossibile, perchè non incanalare le proprie aspettative lungo binari che conducono la mente ad intraprendere un viaggio più utile?

Se il futuro influenza il presente perchè non fare il possibile affinchè abbia un'influenza positiva sull'oggi? Se il passato è passato e non può che rimanere tale, su ciò che deve ancora avvenire possiamo lavorare al meglio. Per questo gli psicologi invitano a non fossilizzarsi su ciò che è stato e lavorare con maggior attenzione ed entusiasmo su ciò che sarà.

Strategie chiave per sfruttare al meglio il potere della mente sul nostro vivere quotidiano sono:

PENSARE POSITIVO! ognuno subisce la realtà che crea. Chi è convinto che la propria giornata sarà pessima la affronterà con spirito remissivo, sarà disfattista e passivo creando tutte le basi affinchè non si verifichi nulla di buono. Del resto, se è vero che pensare negativo crea realtà disfunzionali, allora deve essere vero che pensare positivo aiuta senz'altro a creare e vivere situazioni propiziatorie piuttosto che catastrofiche. Questo ovviamente non significa che pensare bene del futuro basta a tenere alla larga le difficoltà, determina però l'atteggiamento mentale con il quale le si affronterà.

CONCEDERSI PICCOLI ANTICIPI DI FELICITA'. Ogni mattina al risveglio svolgere questo semplice esercizio: immaginare di essere appagati totalmente e chiedersi "che cosa farei oggi di diverso se fossi già contento, se potessi dare alla mia vita un 9 o un 10, se avessi già realizzato i miei obiettivi?" Le risposte possono essere le più diverse: "uscirei di casa con il sorriso, saluterei tutti i miei vicini, chiederei al mio amico caro come sta, passerei più tempo con i miei figli" e così via. Individuare il gesto più facile e realizzarlo. Comportarsi come se si fosse già felici aiuta ad aprirsi alla felicità.

USCIRE DALLA ZONA DI "COMFORT". Ogni giorno cercare di uscire almeno una volta dalla zona di comfort, ossia provare qualcosa di nuovo rispetto alla routine. Per esempio, fare una strada diversa per andare a lavoto, sedersi di fianco a qualcuno sull'autobus invece di rifugiarsi nelle ultime file, provare un ristorante mai sperimentato. Insomma iniziare a fare ciò che provoca difficoltà emotive. In questo modo si incrementa il patrimonio personale di valori positivi. Le cose di valore che ognuno di noi possiede, infatti, le ha conquistate uscendo dalla zona di comfort.

 

LIBERA-MENTE

E allora perchè non confidare nel potere della mente e cominciare a pensare che ce la possiamo fare una volta per tutte a perdere il peso in eccesso?  a rimetterci in forma? a conquistare la taglia di qualche anno fa? a rientrare in un vecchio abito a cui siamo affezionati?

 

                                                                                                                           

La trasgressione ci aiuta
 
Mettersi a dieta è spesso una decisione sofferta perché tornano alla mente tutti i fallimenti dietetici precedenti.
Schema rigido, regole ferree e desiderio di cibo proibito mettono a dura prova la nostra volontà.

Nasce così la voglia di trasgressione, si perde il controllo e si entra in una fase di “non dieta” dove si ricomincia a mangiare.

Si ma...ngia senza controllo anche se ci si era ripromessi di non farlo più. Non ci si è riusciti e quindi ci si sente in colpa.

Chi ha vissuto l’esperienza dei sensi di colpa sa bene come diventa sempre più difficile riprovare un’altra dieta.

Nasce allora, l’apparente accettazione del proprio aspetto fisico, dei propri detestabili chili di troppo; è questa apparente calma che nasconde travagli interiori e che porta all’appagamento del cibo, al mangiare senza controllo, alla “non dieta”.

La non osservanza di nessuna regola ci fa vivere meglio perché solo così, se non esiste la regola, non può esserci la trasgressione.

Tuttavia trasgredire non solo non va evitato ma diventa utile. La trasgressione va prevista, controllata e contenuta, non evitata.

Se posso trasgredire, la dieta diventa non più uno schema fisso fine a se stesso, ma uno strumento finalizzato a modificare il comportamento alimentare.

Il programma dimagrante che diventa anche e principalmente di mantenimento è dato dalla regola che prevede la trasgressione.

Debbo imparare a controllare l’assunzione di cibo allenandomi alla regola e alla gestione della trasgressione che se gestita bene e arricchita dei significati funzionali, diventa un momento di piacevole riposo e assume un significato positivo perché strettamente legata al volersi bene e al “voglio” che trova spazio tra i tanti “debbo” che riempiono la giornata e la vita stessa.

 

Disturbi dell'alimentazione

Riconoscerli aiuta a intervenire in tempo

Anoressia e bulimia sono disturbi del comportamento alimentare (DCA) di cui negli ultimi decenni si è sentito parlare abbondantemente, tanto che quasi tutti saremmo in grado di darne una definizione, anche quantomeno approssimativa.

Accade invece che altri disturbi del comportamento alimentare, non per minore importanza,  rimangano nell’ombra, rendendo la loro gestione sempre più difficile per gli operatori sanitari e le persone che si confrontano con tali problematiche. Poca sensibilizzazione e la difficoltà da parte di chi presenta il disturbo di denunciare il disagio troppo spesso fanno sì che il disturbo diventi abitudine e che si instauri un problema cronico.

Nel disturbo da "dieta cronica" (dieting) vi è un controllo esagerato del peso corporeo, associato ad un'attenzione quasi maniacale alla dieta e ad angoscia profonda ogni qual volta il peso cambia. Le persone affette da questo disturbo conducono una vita normale, tuttavia influenzata costantemente dall’esigenza di organizzare in modo impeccabile la dieta tanto che, ad esempio, uscire a cena con amici e fare una vita sociale accettabile diventa assai complicato.

Diversamente i criteri diagnostici per il Disturbo da alimentazione incontrollata o Binge Eating Disorder (BED), considerato un disturbo alimentare di tipo bulimico, sono le assunzioni ricorrenti e protratte di cibo (dette "abbuffate") associate a sensazione di perdita di controllo, ma senza l'uso sistematico di strategie compensatorie (strategie di eliminazione come induzione di vomito, assunzione di diuretici o lassativi) o da altri comportamenti compensatori (attività fisica sostenuta).

Più precisamente, le abbuffate sono definite compulsive, in quanto definite da due caratteri, entrambi necessari: il primo consiste nel mangiare, in un periodo di tempo breve (per esempio due ore), una quantità di cibo che è assai maggiore di quella mangiata nello stesso tempo e in circostanze simili da altri; il secondo carattere consiste nella sensazione di non essere in grado di controllare l'impulso ad alimentarsi.

Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre di queste  caratteristiche: mangiare assai più in fretta del solito; mangiare fino ad avere una sensazione fastidiosa di pienezza; assumere, in breve tempo, quantità di cibo esagerate pur non sentendo fame; mangiare da soli a causa del disagio per le quantità di cibo ingerite; provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato.

Le abbuffate compulsive devono essere presenti per almeno due giorni la settimana per non meno di sei mesi.

In genere, il regime dietetico durante i pasti è regolare, o addirittura l'alimentazione è ipocalorica, ma è negli intervalli tra i pasti che si hanno le assunzioni incontrollate di cibo, anche perché spesso in questi momenti non ci sono altre persone presenti.

Le abbuffate si ripetono più volte nell'arco della giornata e sono protratte per almeno un paio d'ore. La quantità di cibo è di solito sottostimata; il senso di sazietà frena l'ulteriore assunzione di cibo, e l'assenza di manovre eliminatorie o di altre modalità compensatorie determina un continuo apporto calorico con aumento di peso a volte molto consistente (dai 20 ai 30 kg in sei mesi), accompagnato da alterazioni gastrointestinali, continua secrezione di insulina ed alterazioni ormonali, ed infine dai molteplici problemi connessi all'obesità (cardiocircolatori, respiratori, endocrini, etc.).

Diversamente dalla bulimia, nel Disturbo da alimentazione incontrollata viene a mancare l'associazione tra tentativi di restrizione, l'abbuffata ed i comportamenti eliminativi. Il disturbo da alimentazione incontrollata è spesso associato all'obesità, anche se questa non è una condizione necessaria per la diagnosi di BED. Il BED, infatti, è presente nel 30% circa dei casi degli obesi che si rivolgono al medico e nel 2-3% di tutti i soggetti obesi.

In questi soggetti è frequente la presenza di depressione, specie per l'insoddisfazione del proprio corpo; mentre in circa l'80% degli obesi BED sono presenti disturbi dell'umore ed altri quadri psicopatologici (mania, disturbo bipolare) nel 50% dei casi; seguono i disturbi d'ansia e quelli di personalità (Borderline, Istrionico, Antisociale e Narcisistico).

La percentuale di incidenza del Disturbo da alimentazione incontrollata è difficile da determinare perché comprende una quota di soggetti obesi e un 30-40% di pazienti in lotta con la bilancia che si rivolge al medico per problemi di sovrappeso. Si calcola tuttavia che il 3% della popolazione soffra di BED. Questo tipo di disturbo è più frequente nelle donne (3:2).   L'esordio avviene, di solito, nella tarda adolescenza o verso i trent'anni. Da questa età in poi, la percentuale di esordio si mantiene costante fino ai 55 anni, e poi si assiste ad un nuovo aumento percentuale nell'adulto che ha superato questa età e nell'anziano.

Dati i frequenti episodi di variazioni di peso corporeo (anche superiori a 10 kg nel giro di alcune settimane), causati dai numerosi tentativi di dieta, si pensa che una concausa all'insorgenza del Disturbo da alimentazione incontrollata possano essere i trattamenti di riduzione del peso basati su restrizioni dietetiche drastiche e protratte.

I pazienti che soffrono di Disturbo da alimentazione incontrollata, nel momento in cui riescono a rivolgersi ad uno specialista per l'aumento ponderale, sono ben motivate a recuperare lo stato di salute.

La sofferenza ansiosa spesso innesca il bisogno di abbuffarsi, in parte per placare un'angoscia ed in parte per una gratificazione temporanea. Con il peggiorare del disturbo compare rallentamento psico-motorio, ridotta attenzione all'igiene personale, apatia sul lavoro o a scuola e disturbi del sonno, come l'ipersonnia (dormire troppo) o l'insonnia da risveglio precoce.  Inoltre, si osservano conflittualità relative alla sfera dell'autostima, aspetti di personalità dipendente (da qualcosa o da qualcuno) con disistima e risposte regressive ad esperienze frustranti come lutti o separazioni.

Arrivati a questo punto si potrebbe fare confusione tra BED e bulimia nervosa, per evitare questo è opportuno ricordare che le differenze tra la Bulimia e il Disturbo da Alimentazione Incontrollata sono soprattutto a livello di comportamento e di rapporto con il cibo in genere.

Nella Bulimia nervosa sono presenti ripetute restrizioni dietetiche per controllare il peso, alternate ad abbuffate di grandi proporzioni quali/quantitative; mentre nel BED non sono presenti grandi restrizioni alimentari e le abbuffate riguardano minor quantità di cibo. Nonostante i ripetuti tentativi dietetici, i soggetti affetti da BED non riescono a limitare il loro introito calorico, ma la loro maggior preoccupazione è la sensazione di non riuscire a controllare il comportamento, non il peso.  Infatti la maggior parte dei pazienti con BED accetta un peso anche leggermente al di sopra della norma, ma disprezza il proprio corpo e le sue forme.

Alcuni studi, tra i quali anche una ricerca italiana, hanno dimostrato che nei BED la dieta e la perdita di peso non sembrano peggiorare le abbuffate, anzi, con un corretto programma dietetico, in molti casi, le abbuffate si riducono e il tono dell'umore ne risente positivamente.

Ci si è chiesti quale sia il motivo per cui la dieta riduce il numero di abbuffate nei pazienti con BED mentre le aumenta in quelli con bulimia nervosa. Anche se, al riguardo, non sono ancora stati effettuati accurati studi, sembra che il BED possa essere interpretato come una sindrome di discontrollo generale dell'alimentazione a cui si associa una psicopatologia specifica dei disturbi dell'alimentazione nei soggetti vulnerabili all'obesità e/o alla depressione. Nella bulimia nervosa, invece, le abbuffate sembrano conseguenti alla rigidità della dieta, a sua volta secondaria all'eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee.


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